STRATEGIE DI DIGITAL MARKETING
Essere social dopo la pandemia
Ci hanno tenuto compagnia, sono stati la nostra finestra sul mondo, ci hanno permesso di condividere, accorciare le distanze e di essere social in un momento in cui essere realmente socievoli non era più possibile.
E adesso?
Cosa è cambiato?
In che modo questa pandemia ha influito sulla comunicazione dei post, dei direct e delle storie?
TOV
Diciamocelo.
Trovare un Brand che parla come se fosse un’insegnante di filologia classica non ci è mai piaciuto. Figuriamoci dopo un periodo che ci ha fatto venire ancora più voglia di vicinanza e autenticità!
“La vostra soddisfazione è la nostra priorità”.
“Preparatevi a vivere un’esperienza unica e indimenticabile”.
“La contatteremo non appena la lavorazione sarà ultimata”.
Sono tutti ottimi modi per essere invisibili e per mettere le distanze.
Sviluppare un tono di voce empatico e umano è invece la base per attrarre un utente realmente interessato ai contenuti e che probabilmente avrà voglia non solo di interagire, ma anche di acquistare quel determinato prodotto/servizio.
E ricordiamo anche che la perfezione annoia. A nessuno piace confrontarsi con qualcuno di irraggiungibile.
Piuttosto mostriamo i nostri lati deboli e trasformiamoli in superpoteri!
Solidarity
Un’altra cosa che abbiamo capito in questo post pandemia è l’importanza di essere cittadini digitali consapevoli.
Campagne sui Social, raccolte fondi e petizioni online. La nostra stessa vita, in alcuni momenti è stata regolata dall’attesa di una diretta su Facebook.
In altre parole? Giù la mascherina e dite la vostra!
Partiamo dal presupposto che un Brand che vuole piacere a tutti non piacerà mai moltissimo a nessuno. Tanto vale, nell’ottica sempre di quella personalità di cui parlavamo prima, schierarsi per le proprie cause.
Il potere dei social consiste nell’avvicinare le persone, compresi marchi e clienti. Ma si parla ancora poco di come questi strumenti siano realmente usati dai singoli e dalle comunità. Di come possano essere fondamentali per le associazioni, se usati al meglio.
Al tempo delle restrizioni e del confinamento, web e social network sono stati indispensabili per comunicare con i propri simpatizzanti e sostenitori. O per raggiungere nuovi utenti e nuove community.
Senza dimenticare, poi, che l’uso intelligente dei Social è anche strettamente collegato alle piattaforme online dedicate al crowdfunding. Secondo un’indagine di EconomyUp, ce ne sono oltre 105 attive di cui almeno 25 dedicate espressamente alle donazioni e alla raccolta fondi per il non-profit.
Disruption: rottura
Cosa dobbiamo rompere?
L’omologazione.
Sui social siamo tanti, tantissimi. Tutti vogliamo fare business e quasi nessuno sa come attirare l’attenzione per uscire dagli schemi e farsi notare.
Non c’è una formula magica, ma se esistesse sarebbe tipo così:
Intelligenza emotiva + pensiero laterale + coraggio + sincerità + un pizzico di cazzimma.
Ma siamo avvantaggiati, perchè anche qui, un lato positivo della pandemia c’è.
Abbiamo passato molto tempo costretti con noi stessi, a guardarci dentro, a riscoprire nuove vulnerabilità e nuove forze.

